martedì 19 maggio 2015

Il sublime tra canto gregoriano e poesia



La Vergine Maria, uno dei personaggi più misteriosi e carichi di fascino della cristianità, è protagonista in un concerto/drammatizzazione tra canti gregoriani e i versi pregnanti di Alda Merini. Una veste inconsueta, umanissima, nel fiat  fragile, smarrita e stupita davanti al suo essere, alla divinità del figlio e alla sofferenza della Croce.

Alda Merini, una delle voci più potenti e prolifiche della poesia contemporanea evoca la Vergine Madre indagandone soprattutto l’aspetto più umano e femminile.

Le quattro sezioni in cui si articola il concerto: Ave Maria,  Maria Mater, Maria perdolentis e Maria Regina ripercorrono la vita di colei che è stata scelta perché senza macchia, perché piena di grazie, perchè  “umile et alta più che creatura”.
Proprio l’autrice manifesta ammirazione per il canto gregoriano definendolo in una lirica omonima il vero canto della liturgia perché fatto di sola voce.

Il repertorio varia dalla tradizione monastica calabrese a quella romana e ambrosiana, fino a ripercorrere la culla del Mediterraneo in una sorta di ecumenismo sonoro nella consapevolezza di un abbraccio universale unanimemente condiviso.

L’idea è di affermare la modernità del canto gregoriano, il canto dei primi cristiani, il canto fatto su misura della Parola di Dio che risuona e supera le stereofonie, gli artifici antropici e che canta con un’unica voce la fede.