La Vergine Maria, uno dei personaggi più misteriosi e carichi di fascino della cristianità, è protagonista in un concerto/drammatizzazione tra canti gregoriani e i versi pregnanti di Alda Merini. Una veste inconsueta, umanissima, nel fiat fragile, smarrita e stupita davanti al suo essere, alla divinità del figlio e alla sofferenza della Croce.
Alda Merini, una delle voci più potenti e prolifiche della poesia contemporanea evoca la Vergine Madre indagandone soprattutto l’aspetto più umano e femminile.
Le quattro sezioni in cui si articola il concerto:
Ave Maria, Maria Mater, Maria
perdolentis e Maria Regina ripercorrono la vita di colei che è stata scelta
perché senza macchia, perché piena di grazie, perchè “umile et alta più che creatura”.
Proprio l’autrice manifesta ammirazione per il canto
gregoriano definendolo in una lirica omonima il vero canto della liturgia
perché fatto di sola voce.
Il repertorio varia dalla tradizione monastica calabrese a quella romana e ambrosiana, fino a ripercorrere la culla del Mediterraneo in una sorta di ecumenismo sonoro nella consapevolezza di un abbraccio universale unanimemente condiviso.
L’idea è di affermare
la modernità del canto gregoriano, il canto dei primi cristiani, il canto fatto
su misura della Parola di Dio che risuona e supera le stereofonie, gli artifici
antropici e che canta con un’unica voce la fede.
